CONOSCI TE STESSO

riflessione

Finalmente si inizia! Aspettavamo con ansia questa partenza e ora… Eccoci!

Se non hai ancora letto la pagina di benvenuto con tutte le istruzioni per seguire al meglio il corso, ti consigliamo di correre immediatamente a rimediare cliccando QUI.

 

Ora sei davvero pronto per cominciare! Questo corso, l’avrai capito, vuole essere una vera e propria guida per il tuo lavoro e per il tuo ESSERE un insegnante di musica. Troverai tanti, tanti spunti e materiali, ma l’importante è che tu comprenda che ci sono due strade che seguiremo che si intersecano e incontrano continuamente, ma che stanno entrambe alla base della nostra professione. Da una parte faremo un grande lavoro su noi stessi, sulla nostra personalità didattica e sulla nostra consapevolezza musicale, dall’altro lavoreremo un sacco sulle attività per i bambini e i ragazzi, offrendoti materiali da impiegare e rielaborare nelle tue lezioni. In ogni lezione saranno presenti entrambi questi elementi, ok? 

Per noi è fondamentale che tu sia perfettamente consapevole di questo perchè una parte senza l‘altra non funziona. Se per esempio lavori solo con le attività musicali, tralasciando tutti gli esercizi pensati per te come persona e insegnante, non trarrai dal corso tutti i benefici che può offrire!

Detto questo siamo davvero pronti per iniziare.

 

Se hai fatto il nostro corso gratuito “Lumos! Rimedi illuminanti” significa che hai già avuto l’occasione per riflettere un po’ sul tuo lavoro. Nel caso tu non l’abbia fatto non ti preoccupare, ora cerchiamo di recuperare. Nel caso invece tu abbia già fatto il corso gratuito non scappare da qui… Ora ti proponiamo un nuovo esercizio, quindi fallo anche tu!

 

Partiamo da qualcosa di molto semplice (apparentemente semplice): chi siamo noi?

Ti ricordi l’oracolo di Delfi di cui parla Socrate “Conosci te stesso”? Ecco… Non è qualcosa di così semplice, anzi!

 

In questo percorso vogliamo davvero che tu possa diventare prima di tutto consapevole e, per farlo, non possiamo che partire da noi stessi. 

Dunque, prendi il tuo quaderno e scrivi almeno dieci cose che, nel tuo lavoro di insegnante di musica, sai fare benissimo. Per esempio potresti scrivere: inventare danze, condurre il gruppo….

Ricorda, almeno dieci cose, significa che puoi scriverne dieci come minimo, ma se ne scrivi cinquanta va benissimo!

 

Fatto questo primo passaggio prendi quattro colori ed evidenzia i tuoi dieci (o più) talenti sulla base di queste categorie:

COMPETENZE RELAZIONALI (condurre il gruppo, includere tutti…)

COMPETENZE MUSICALI (essere intonato, saper leggere la musica, saper accompagnare con uno strumento, comporre canzoni…)

COMPETENZE EXTRAMUSICALI (saper creare percorsi interdisciplinari, creare obiettivi psicomotori da esplorare attraverso la musica…)

COMPETENZE PROGETTUALI E METODOLOGICHE  (pianificare un percorso, creare un’unità didattica, organizzare una lezione, creare un’attività ispirata ad una certa metodologia…)

 

Ora che hai colorato tutte le tue competenze, forse hai un’idea più chiara di come è strutturata la tua personalità didattica. Potrebbe essere che sia piuttosto variegata e che siano presenti tutti e quattro i colori in maniera abbastanza equa, potrebbe essere che un colore predomini sugli altri o che uno o più colori manchino del tutto.

 

Quello che ora vedi nero su bianco sul tuo quaderno è solo una fotografia momentanea, il punto di partenza da cui insieme possiamo iniziare il tuo percorso.

Già con questo incipit potresti avere un’idea abbastanza chiara di come procedere per approfondire e completare alcuni ambiti della tua formazione. Ma noi vogliamo farti lavorare di più….!

 

Ora prova a fare lo stesso esercizio, ma questa volta pensando alle cose sulle quali non ti senti così sicuro o che magari non sai proprio fare. Qui non c’è un minimo e un massimo, scrivi quello che ti viene in mente e, ricorda, i nostri punti di debolezza non sono il male assoluto, sono la nostra occasione per migliorare. Quindi non prendere questo esercizio come un modo per sabotarti e pensare a quanto poco preparato sei, prendilo invece come un’occasione per metterti in gioco e aprire la strada ad un futuro meraviglioso!

 

Una volta fatto questo elenco riprendi i tuoi quattro colori e evidenzia anche questi punti di debolezza sulla base delle quattro categorie già citate. 

Fatto? Ora la fotografia della tua personalità didattica è ancora più completa, oltre ad avere ben chiari i tuoi punti di forza, hai ben in mente anche quali sono le aree sulle quali puoi lavorare per migliorarti.

 

In questo corso vorremmo offrirti spunti per lavorare su tutte e quattro queste aree, ma non dimenticare che tu puoi fare moltissimo con la ricerca, la lettura, lo studio, la formazione….!

LEZIONE 1 

PERSONALITÀ  DIDATTICA

FORMAZIONE: COME, QUANDO E PERCHÈ

Road e Bridge di rete

Vogliamo parlarti di formazione, in particolare della formazione come la vediamo noi, cioè a 360°. Cerchiamo di capire un po’ meglio cosa intendiamo. Quante cose ci servono per fare un buon lavoro? Quante attenzioni, strategie, conoscenze servono per occuparsi di educazione musicale? 

Gran parte del lavoro è orientato anche su una prospettiva che non è esclusivamente musicale e allora adesso ti starai chiedendo… Ma per insegnare musica basta essere musicisti? 

Secondo noi conoscere le regole della sintassi musicale non è sufficiente, è necessario avere conoscenza degli aspetti pedagogici, psicologici, psicomotori in relazione agli stadi di sviluppo dei bambini e ragazzi con cui stiamo lavorando.

La formazione di un educatore musicale (ma in realtà di tutti gli educatori) dovrebbe essere quanto più possibile a 360°: non dimentichiamoci che i nostri allievi sono prima di tutto persone. Per queste ragioni la metodologia di lavoro di PraticaMenteMusica è in continua trasformazione ed evoluzione e si basa su uno studio accurato ed una costante ricerca che si concretizza nello studio, nella ricerca e nella promozione di incontri formativi riguardo la didattica musicale, la musicoterapia, la psicomotricità, la psicologia e la pedagogia.

 

Se dovessimo fare un identikit dell’insegnante ideale, per noi dovrebbe avere queste caratteristiche: 

 

  • continuare a formarsi per essere ogni giorno un insegnante migliore

  • essere un fan della didattica a 360°, perchè è davvero entusiasmante e arricchente creare progetti in cui collegare discipline differenti

  • essere sempre alla ricerca di spunti nuovi, in tutti i campi, che possano arricchire il tuo vocabolario di esperienze

  • essere curioso, sperimentare e spronare gli allievi a fare altrettanto

 

Ti riconosci in queste caratteristiche??
Per noi è fondamentale avere una formazione il più possibile ampia che ci permetta di “indossare” all’occorrenza sempre lenti nuove per comunicare, esplorare, fare musica assieme. 

 

In generale, dunque, un insegnante di musica completo potrebbe possedere:

COMPETENZE RELAZIONALI (formazione umanistica legata ad aspetti psicologici e pedagogici del bambino, conduzione del gruppo, strategie inclusive)

COMPETENZE MUSICALI (conoscenza del linguaggio musicale, pratica strumentale o polistrumentale, pratica nell’accompagnamento armonico, competenze pratiche nel campo dell'improvvisazione e composizione, utilizzo della voce parlata e intonata, uso del corpo in movimento, utilizzo dei linguaggi integrati)

COMPETENZE EXTRAMUSICALI (saper creare percorsi interdisciplinari, creare obiettivi psicomotori da esplorare attraverso la musica, conoscere obiettivi e linee guida del grado scolastico in cui mi trovo ad operare)

COMPETENZE PROGETTUALI E METODOLOGICHE  (saper pianificare un percorso, un’unità didattica e una lezione di musica, sapersi muovere entro una linea pedagogica con la consapevolezza che più il mio orizzonte è ampio e non fossilizzato in un’unica metodologia, più strumenti ho a disposizione)


 

Ora, riprendi in mano i tuoi due elenchi colorati e prova a confrontarli con questo ultimo nostro elenco. C’è tutto? Manca qualcosa? Potresti approfondire certi aspetti?

 

Dopo tutto questo discorso non pensare che dovremmo essere tutti bravissimi in tutto, assolutamente no! È importante che ognuno di noi rispetti la propria inclinazione naturale e le proprie preferenze (ne parleremo meglio nella lezione 4), quindi ognuno di noi avrà una sua specialità, qualcosa in cui si sente davvero figo, ma è importante saper fare un po’ tutte queste cose se vogliamo parlare di formazione a 360° per una musica a 360°.

 

Per capire quali percorsi formativi intraprendere è fondamentale avere in mente degli obiettivi.

Noi due, abbiamo fatto dei percorsi molto simili e molto spesso condivisi. Forse non lo sai, ma noi prima di tutto siamo due amiche di vecchia data. Siamo amiche da quando siamo nate perché i nostri genitori lo erano a loro volta. Non abbiamo fatto la stessa scuola, ma eravamo vicine di casa e condividevamo la rete che divideva i nostri giardini e che spesso diventava una rete da pallavolo. Abbiamo poi iniziato insieme la scuola di musica della banda del nostro paese e così è iniziata la nostra esperienza musicale condivisa fino a che, un giorno, abbiamo pensato di iscriverci in conservatorio e da lì è iniziata anche la nostra avventura di ance doppie (già, perchè Cristina suona l’oboe e Alessia il fagotto). Abbiamo condiviso gli studi, il diploma, il biennio, l’orchestra e poi… E poi abbiamo deciso che avremmo voluto approfondire gli aspetti didattici. Non è che abbiamo deciso tutto insieme, ovviamente, siamo due persone ben distinte ed ognuna con i suoi tempi e i suoi modi prende le sue decisioni, eppure… Ci ritroviamo sempre a incontrarci e incrociarci lungo i nostri cammini: il conservatorio, i corsi di didattica musicale, il diploma e i corsi di musicoterapia, i corsi di psicomotricità, psicologia…

Insomma ad un certo punto, incontrandoci così spesso lungo il nostro cammino e condividendo spesso punti di vista e aiuto reciproco abbiamo delineato il nostro obiettivo. 

Entrambe sentivamo di avere tanto da offrire e, spesso, le singole realtà dove operavamo non erano sempre pronte ad accogliere tutte le nostre idee. Tra l’altro oltre a tutti questi percorsi condivisi e la nostra amicizia un'altra cosa ci accomuna: lo spirito d’iniziativa. Siamo sempre state creative, organizzate e con grandi progetti nelle nostre teste e nei nostri cuori. E così è arrivato il nostro sogno: PraticaMenteMusica. Non è arrivato, lo abbiamo cercato, sognato, immaginato e creato e ora giorno per giorno coltiviamo questo luogo per noi così prezioso.

 

Ecco la storia della nostra formazione fino ad oggi (fino ad oggi perché, ovviamente, non è finita!) ed ecco anche come tutte le nostre esperienze e conoscenze ci hanno portate al nostro obiettivo. Questo obiettivo, creare e migliorare ogni giorno PraticaMenteMusica, ci ha condotte a mille altri corsi, approfondimenti e competenze, non solo musicali. Il nostro lavoro ad esempio ci richiede anche delle competenze gestionali e organizzative riguardo ad esempio la gestione degli orari di una scuola di musica, delle abilità informatiche e comunicative per la gestione del sito e della comunicazione… Insomma, questo è solo il nostro esempio, l’esempio di come un obiettivo ha tracciato la nostra formazione, di come un sogno ha condizionato le nostre vite e ci ha fatto decidere di intraprendere una strada piuttosto che un’altra.


 

Ora, questo è il nostro obiettivo e la nostra strada e per te magari il percorso è completamente diverso. Ci sembrava utile raccontarti la nostra storia, innanzitutto per presentarci, ma soprattutto per approfondire il modo in cui intendiamo la formazione. Ci piacerebbe che anche tu provassi a delineare un percorso formativo fatto di scelte, sogni, strade e obiettivi.

Per farlo abbiamo pensato a questo esercizio, ascolta l’AUDIO.

Se ti stai chiedendo perché ti stiamo facendo fare tutto questo lavoro è semplice: “Conosci te stesso”, ricordi? Se vogliamo davvero essere insegnanti preparati e completi dobbiamo fare tanto lavoro, prima di tutto su noi stessi. Se ti si sono aperti mille dubbi… Non preoccuparti, è normale e, soprattutto, va bene perchè significa che ti stai mettendo in gioco alla grande. In ogni caso lo sai, noi siamo a tua disposizione per qualsiasi dubbio e puoi iniziare a farci tutte le domande che vuoi sotto a questo POST, proveremo a rispondere a tutte le domande nella prossima diretta.

ACCOGLIENZA E RITUALE

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Te l’avevamo promesso che le due strade si sarebbero palesate in ogni lezione e quindi, dopo averti fatto lavorare un bel po’ sulla tua consapevolezza e la tua persona, ora ci dedichiamo ad un’attività musicale.

Partiamo da un materiale musicale che possiamo utilizzare sia dal punto di vista ritmico che melodico. QUI trovi la partitura ritmica e QUI quella melodica, QUI invece puoi ascoltare la traccia audio del canto ritmico e QUI di quello melodico.

Come avrai notato si tratta di un tempo inusuale, ⅝. Per noi è fondamentale offrire ai bambini musica varia e complessa, fin da subito. 

 

Abbiamo scelto questo materiale musicale per creare un’attività di accoglienza

Immaginiamo di essere al nido, alla scuola dell’infanzia e nel primo ciclo della primaria. In questo contesto potremmo utilizzare sia il canto ritmico che il canto melodico con la sillaba neutra da impiegare come accoglienza. Quando parliamo di sillaba neutra intendiamo un canto senza parole e, per comprendere la ragione di questa scelta, ti invitiamo a guardare QUESTO VIDEO

Potremmo anche scegliere di scrivere un testo al nostro brano ed è proprio quello che abbiamo fatto noi. QUI puoi scaricare il testo e QUI puoi ascoltare la base con le parole.

 

Ciao benvenuti

Ciao benvenuti

siamo quasi tutti pronti per

canti e ballare

suoni e ascoltare

quasi quasi mi presento e….


 

Possiamo scegliere di cantare la canzone prima senza parole o di presentarla già dalla prima volta con il testo, scegli tu! Diciamo che il testo è particolarmente funzionale ad un trenino di benvenuto che può essere una strategia molto efficace per accogliere i bambini all’inizio della lezione e, dunque, offrire loro un chiaro contesto musicale e un contenitore spazio-temporale. Allo stesso tempo è un modo per offrire loro un’attenzione speciale, dedicata, anche se per pochi secondi, solo al singolo bambino. 

 

Immaginiamo dunque di essere seduti in cerchio, noi ci alziamo e iniziamo a cantare la canzone per la prima volta, arrivati alla fine “quasi quasi mi presento e….” diciamo il nostro nome, indicando noi stessi. 

Avremmo potuto spiegare con una consegna verbale che alla fine della canzone ognuno può dire il suo nome, ma se riusciamo a farlo capire facendolo, sarà molto più efficace, credici. A questo punto facciamo una breve pausa (il silenzio è parte della musica, ricordatelo!) e ripartiamo con la canzone, quando arriviamo alla fine ci fermiamo davanti un bambino, guardandolo bene negli occhi e gli porgiamo una mano per invitarlo ad alzarsi. Il bambino dirà il suo nome e noi lo ricanteremo imitando esattamente la proposta del bambino, il quale salirà sul nostro trenino che, poco alla volta, raccoglierà tutti i bambini. 

Ti abbiamo già anticipato che questa proposta è pensata come un’attività di accoglienza e, prima di proseguire, pensiamo sia importante spiegarti perché per noi è così fondamentale parlare di accoglienza e ritualità. Accogliere significa prima di tutto riconoscere, sotto tanti punti di vista. Con un’attività come questa accogliamo la classe e, soprattutto il singolo (nel momento in cui offriamo uno sguardo, una mano, ascoltiamo e ripetiamo il nome del bambino, lo stiamo accogliendo a tutti gli effetti). Stiamo creando uno spazio per iniziare musica, stiamo lavorando sull’attesa e la turnazione e l’energia del gruppo si prepara alla lezione.

 

Dopo aver proposto la stessa attività per molte lezioni potremmo dire di aver creato un vero e proprio rituale di accoglienza. La ritualità è fondamentale, ma non solo per i bambini, per tutti gli essere umani. La ritualità offre sicurezza, tranquillità e serenità. Sapere che sta iniziando la lezione di musica e che posso riconoscerne chiaramente l’inizio e la fine grazie alla ritualità è qualcosa di veramente fondamentale per i bambini, offrire un contenitore spazio-temporale è una delle prime cose a cui pensare quando costruisci una lezione di musica. Oltre che l’idea di inizio e fine (che rappresentano dunque l’aspetto temporale) potremmo anche parlare di setting e, quindi, di spazio. 

Spesso commettiamo l’errore di pensare che il setting sia la stanza dove ci troviamo ad operare…In realtà il setting è molto di più! È lo spazio compreso tra le pareti in cui ci troviamo, gli oggetti al suo interno, i suoni, i rumori, gli odori che ci entrano. Nel setting ci siamo anche noi, con il nostro corpo, il nostro modo di essere, il nostro umore, i nostri vestiti. E sì, ci sono anche i nostri allievi. Noi che lavoriamo anche nelle scuole lo sappiamo che la maggior parte delle volte il setting non è di certo quello ideale, però è possibile impegnarsi per migliorarlo! A volte basta davvero poco per trasformare un setting poco soddisfacente in un ambiente adatto alle nostre esigenze! Ti suggeriamo di pensare al tuo setting attuale (o ai diversi setting nei quali lavori) e ridisegnarlo. Prima di tutto riproducilo così com’è e poi prova a riprodurlo secondo i tuoi aggiustamenti. Cerca poi di capire come poter mettere in pratica queste modifiche. Per fare tutto ciò puoi usare un foglio bianco del tuo quaderno oppure il nostro PDF creato per te.


Tornando all'attività, dopo qualche lezione, in base alle età dei bambini e al loro grado di autonomia, potresti decidere di far fare il capotreno ad un bambino che prende il tuo posto di aprifila e raccoglie i bambini. Più avanti potresti anche pensare di far partire contemporaneamente due o tre treni, in questo caso starai lavorando ancora di più sulle competenze spaziali.

Un’attività come questa può essere fatta anche fino alla classe quinta della scuola primaria, immagina di creare anche quattro treni contemporaneamente e di inserire degli accompagnamenti vocali e strumentali!

Immaginiamo ora di essere alla scuola secondaria di primo grado, o anche con una quarta o quinta elementare (che ha fatto già un sacco di lavoro musicale!) e proviamo a rielaborare questo materiale. Prendiamo il canto ritmico e inventiamoci un nuovo testo, sempre da impiegare in un’accoglienza, eccolo QUI.

 

Ehi benvenuti

come ti chiami

su dillo a tutti quanti dai

dicci il tuo nome

con convinzione

su dillo a tutti quanti dai

 

La filastrocca è sempre in ⅝ e per entrare un po’ nel ritmo potremmo utilizzare l’ostinato “come ti chiami”, facendo attenzione a fare cadere gli accenti secondo il ritmo (3+2), quindi Còme ti chiàmi.

 

Guarda questo VIDEO nel quale ti mostriamo come poter usare questo materiale.

 

Hai visto quante cose possiamo fare? E non è finita qui… Nell’ottica di un lavoro interdisciplinare potremmo anche prendere una poesia della letteratura italiana e inserirla sul nostro ritmo. Potrebbe essere una poesia con versi quinari, o doppi quinari (visto che il tempo è ⅝), ma potrebbe essere anche un verso con altra misura, come l’endecasillabo dell’Infinito di Leopardi ed estrarne dei pezzetti, facendoli incastrare bene al ritmo della nostra filastrocca. Questo è un ottimo lavoro da far fare ai ragazzi in autonomia, magari con dei lavori di gruppo, per lavorare sulla metrica delle parole.

CONSIGLI ILLUMINANTI

Brillante idea lampadina

In ogni lezione troverai questa preziosissima sezione… i consigli illuminati! Qui puoi scovare libri, cd, link, esercizi che sono davvero delle chicche.

 

Oggi, per approfondire il concetto di personalità didattica, ti suggeriamo un libro davvero utile: “Insegnanti efficaci” di Thomas Gordon, lo puoi trovare QUI.

 

QUI invece trovi un cd di musiche molto interessanti. I brani si prestano a tantissime attività diverse, noi usiamo spesso alcune di queste tracce per le nostre attività di accoglienza, volevamo condividerlo con te.