LEZIONE 4 

METODOLOGIE E RIELABORAZIONE DEI MATERIALI

I NOSTRI CAPISALDI

Hai mai pensato a quali sono i concetti che guidano il tuo lavoro? A noi piace pensare a dei fari che guidano le nostre anime di insegnanti e che ci orientano nella nostra professione. Queste luci sono le nostre basi, ciò entro cui ci muoviamo. Questi concetti chiave li abbiamo riassunti in un glossario che puoi scaricare QUI

Queste breve glossario ha davvero solo quattro concetti, ma per noi sono la base di tutto. 

Se ormai ci conosci da un po’, già sai che a noi non piace imbrigliarci nel “metodo”. Il metodo è qualcosa di troppo statico per l’essere umano. Un insegnante è in continuo mutamento ed evoluzione e i suoi studenti altrettanto. Le sue classi cambiano e una stessa classe, in giorni differenti, può avere diverse reazioni alle varie esperienze proposte.

Noi preferiamo ispirarci a delle “linee pedagogiche”, metodologie più che metodi, che ci lasciano lo spazio per curare la nostra personalità didattica, per essere noi stesse, ma che, allo stesso tempo, ci forniscono quei fari guida di cui abbiamo bisogno.

 

Abbiamo fatto diversi corsi di formazione e tutt’ora continuiamo ad aggiornarci e studiare. I principi metodologici ai quali maggiormente ci ispiriamo appartengo a due linee pedagogiche: l’Orff-Schulwerk e la Music Learning Theory di E. Gordon.

 

Nonc vogliamo fare un intero corso su queste due metodologie, ma vogliamo dirti cosa in particolare amiamo e abbiamo fatto nostro di queste linee pedagogiche illuminanti. Te lo racconteremo per punti, in maniera semplice e schematica. 

 

Music Learning Theory

 

PER INIZIARE A FARE MUSICA NON È MAI TROPPO PRESTO

L’età per iniziare a fare musica corrisponde alla nascita. Già nel grembo materno la musica può essere un importante stimolo per la relazione mamma-bambino e a partire dai primi giorni di vita la musica può diventare un potentissimo mezzo di comunicazione per i genitori. 


LA MUSICA SI APPRENDE COME IL LINGUAGGIO

La Music learning theory di E. Gordon è una teoria che studia le modalità di apprendimento musicale del bambino a partire dall’età neonatale e si basa sul presupposto che la musica si possa apprendere come il linguaggio. Riflettiamo assieme: il bambino inizia a parlare all’incirca intorno ad un anno e questo perché in quell’arco di tempo ascolta la mamma, il papà, i nonni e tutti coloro che gli stanno attorno parlare per lui, sente i suoni delle parole e arricchisce il suo vocabolario d’ascolto, per poi tradurlo in parole e cominciare ad usare concretamente il linguaggio. 

È così che funziona il linguaggio, è così che iniziamo a dire le prime parole, è così che impariamo a parlare. Ecco, con la musica dovrebbe succedere la stessa cosa: se cominciamo a comunicare con il bambino musicalmente, permettendogli un ascolto vario che permea tutta la complessità musicale, lui comincerà a dialogare musicalmente, proprio così come, per prove ed errori, inizia a imparare le sue prime parole. E prima avrà la possibilità di farlo, più facile sarà per lui apprendere e imparare la musica. 

Ti diremo di più, ti sei mai chiesto perché i bambini hanno molta più facilità di noi adulti ad imparare, ad esempio, una lingua straniera? Proprio perché la fase della vita in cui una persona apprende maggiormente (non solo la musica, ma qualsiasi cosa) è la fascia d’età compresa tra 0 e 6 anni.

MUSICA VARIA E COMPLESSA

Perché lavoriamo con canzoni complesse musicalmente e non facili brani da imparare? Te lo spieghiamo in questo VIDEO.
 

Orff-Schulwerk

 

GRADUALITÀ - DAL SEMPLICE AL COMPLESSO

Una proposta musicale, per essere didatticamente efficace, ha bisogno di essere graduale, pensata in ogni minimo dettaglio e deve tenere presente delle abilità delle persone del mio gruppo classe. 

I percorsi che proponiamo partono sempre da un’attività molto semplice che via via diventerà più complessa. I vari passaggi del nostro percorso possono assumere diverse valenze: da un lato possono essere, come dicevamo, gli step necessari per arrivare ad un’esperienza ricca di complessità, dall’altra invece possono rappresentare delle singole attività da proporre. 

 

LINGUAGGI INTEGRATI

L’esperienza musicale va sempre legata alle altre forme espressive come il linguaggio, il gesto, il movimento, l’immagine. Tutte queste attività vivono in costante interscambio, in un clima dove l’una ispira l’altra, sintetizzandosi nella forma creativa che il bambino riesce a dare ad ogni materiale. Si tratta di un vero e proprio “dare forma” che tiene conto di tutti i canali comunicativi (suoni corporei, vocali, strumentali, movimento) che il bambino ha a disposizione in una vera e propria orchestrazione di esperienze che considera aspetti più teatrali legati alla performance (la drammatizzazione, la coreografia…). La performance, in quest’ottica non è vista come la rappresentazione di materiali precostituiti, ma piuttosto come l’esito di un percorso, di una creazione ed invenzione ad opera dei bambini stessi. L’attività orfianna si muove dunque in un ambito multidisciplinare, ma soprattutto, interdisciplinare, lontana da una didattica pensata in compartimenti stagni.

 

LA MUSICA SI IMPARA FACENDOLA, NON ASTRAENDOLA

L’apprendimento comincia sempre dall’esperienza e dalla pratica, da un approccio esplorativo e sperimentale lontano dall’astrazione. Solo in un secondo momento si può arrivare alla codificazione grafica e teorica.

 

 

Cosa ne pensi di questi fondamentali concetti della Music Learning Theory e dell'Orff-Schulwerk?

La cosa bella è che i fari di ognuno di noi sono diversi, li riconosciamo lungo il nostro cammino, li acchiappiamo e li facciamo nostri, sulla base delle nostre esperienze, della nostra personalità e dei nostri bisogni. E per te? Quali sono i tuoi capisaldi? Se dovessi scrivere il tuo glossario quali concetti sceglieresti? Questo esercizio potrebbe essere un buon punto di partenza per la creazione e la cura della tua personalità didattica! Prendi il tuo quaderno e inizia a scrivere i tuoi capisaldi.

 

Noi negli anni abbiamo creato davvero una NOSTRA metodologia. Un modo di lavorare cioè, che rispetta la nostra personalità e il nostro modo di essere insegnanti e, prima di tutto, di essere persone.

La nostra tipologia di lavoro ci permette di incontrare persone di tutte le età: lavoriamo dalla prenatalità fino all’età adulta. Questa modalità ci ha fatto accorgere negli anni che i nostri capisaldi non variano con il variare dell’età, ma sono sempre gli stessi. Le modalità di apprendimento, le strategie per condurre un gruppo, non variano. 

Ecco perché quando facciamo dei corsi di formazione per insegnanti proponiamo sempre percorsi per una fascia d’età molto ampia (ad esempio 0-10 anni), perché riteniamo fondamentale che un insegnante conosca ciò che avviene in ogni fase dello sviluppo e che sia in grado di rielaborare i materiali in base alle età dei bambini, ma di questo ne parleremo fra poco!

 

La cosa che cambia con il variare dell’età è la modalità d’approccio: è ovvio che non avremo la stessa modalità con un bambino e con un adulto. Per comprendere al meglio tutte le differenze nelle varie fasce d’età ti suggeriamo di approfondire innanzitutto gli aspetti psicomotori dei vari stadi di sviluppo del bambino facendo delle ricerche in questo campo.

TRA IL DIRE E IL FARE C’È… RIELABORARE!

Eccoci con un altro punto essenziale su cui riflettere. Un materiale non ha mai un solo utilizzo, non è possibile pensare che una canzone possa essere utilizzata una volta, che un ritmo inventato con i ragazzi possa servire al solo spettacolo di fine anno. Almeno, questo è il nostro pensiero. Non ti stiamo dicendo che una stessa attività dobbiamo riproporla più volte, sarebbe un doppione e comunque non potrebbe mai essere un nostro suggerimento perchè a noi piace cambiare in continuazione; non è una questione di attività, ma proprio di materiale. Ti facciamo un esempio: abbiamo da poco creato una melodia con un testo, ci serviva per un’attività di musica in gravidanza. La stessa melodia con parole diverse l’abbiamo riutilizzata in un laboratorio per bambini in un’esperienza di movimento legata al tema di Halloween. Questa melodia è poi stata da noi spezzettata, ci serviva un suo frammento per parlare di intervalli (cioè della distanza tra le note) e ne abbiamo utilizzato un pezzetto per introdurre le scale modali ai ragazzi più grandi. Questa melodia ha fatto un viaggio incredibile: è passata dall’essere una ninna nanna prenatale, ad un canto calmo che nascondeva un segreto, per poi essere sfruttata per imparare la teoria musicale. Fantastico, non credi?

 

In nessuna di queste esperienze abbiamo riproposto la stessa attività, erano tutte proposte estremamente diverse, ma il punto di partenza è stato per tutte la nostra melodia. Se così pensiamo i materiali, potremmo facilmente trovare una serie infinita di nuove idee anche solo guardando i cd, i video, i materiali presenti e ben catalogati nel nostro computer. Faremo ora proprio un esercizio di questo tipo: se sei un perfezionista potresti anche pensare di prendere tutti i materiali che conosci, ma ci piacerebbe solo farti capire il senso di quello che ti stiamo per proporre, perchè dovrebbe diventare un modus operandi più che un compitino da fare. 

Prendi il tuo quaderno e scrivi, uno sotto l’altro, dieci materiali che hai a disposizione, possibilmente vari (ad esempio brani, melodie, ritmi, danze, frammenti di attività che ti sono particolarmente piaciuti, libri, filastrocche, testi…), non devono essere delle attività complete, ma solo dei materiali di partenza. A fianco ad ognuno scrivi che nuova forma potrebbero assumere questi materiali. Se tra i tuoi materiali c’è una canzone che ha una struttura molto chiara, ad esempio è composta da due temi che si ripetono alternandosi, questa potrebbe tranquillamente trasformarsi in una danza in cui nel tema A ti muovi con determinati movimenti e nel tema B proponi altri gesti, giusto? Lo stesso vale per una filastrocca che magari hai utilizzato nella tua lezione di italiano (se per caso lavori alla scuola primaria e insegni più materie) che potrebbe trasformarsi in un brano ritmico o in una canzone, o ancora in un’attività integrata di parole e danza o parole e body percussion. Le soluzioni sono infinite, dovrai solo allenarti ed entrare in quest’ottica di lavoro. Ne vale veramente la pena. 

Se ti trovi in difficoltà non temere, ne possiamo riparlare nella diretta assieme, risponderemo a tutti i tuoi dubbi e alle domande che vorrai farci. 

MATERIALI GIUSTI… QUESTO È IL PROBLEMA!

Se hai seguito il nostro discorso finora, hai sicuramente intuito che per noi un materiale non è proprio di una certa fascia d’età; è chiaro che un girotondo non sarà mai proposto alla scuola secondaria, così come la lettura sul pentagramma non potrà essere un’attività efficace alla scuola dell’infanzia. Fin qui ci siamo. Detto questo, bisogna diventare abili nella rielaborazione dei materiali, avendo la capacità di adattarli all’occorrenza e anche alle diverse fasce d’età. A volte il problema è proprio questo: andiamo alla ricerca del materiale “giusto” per i nostri allievi; invece dovremmo cercare di pensare che un qualsiasi materiale potrebbe essere giusto per i nostri studenti, se noi siamo capaci di rielaborarlo in base alle loro esigenze.

Facciamo un piccolo esercizio: se avessi a disposizione una poesia, che attività musicale ci faresti per un gruppo di bimbi da 0 a 3 anni? E che cosa inventeresti per i bambini della scuola dell’infanzia? Proveresti a proporre qualcosa alla fascia 6-10 anni? E alla scuola secondaria cosa ti inventeresti? 

Queste sono delle domandone difficili difficili, anche perché presuppongono una competenza ampia e variegata rispetto a tutte le fasce d’età. Se lavori come noi con tutte le età ti consigliamo di pensare a questa formazione a 360°, se invece insegni ad una sola fascia d’età… ANCHE! Perchè? Perché l’età anagrafica spesso non corrisponde all’età musicale. Un ragazzo della scuola secondaria potrebbe non aver ricevuto un’ampia acculturazione musicale e potrebbero perciò mancargli dei passaggi. Allo stesso modo un bambino che frequenta la classe seconda della primaria potrebbe essere molto più avanti musicalmente di quel ragazzo della scuola secondaria, magari perché fa musica da quando è nato. 

A questo proposito ti consigliamo di avere sì, uno sguardo rivolto al gruppo classe, ma anche un punto di vista sul singolo allievo, per permettere ad ognuno di raggiungere l’obiettivo richiesto con facilità, senza chiedergli a tutti i costi di arrivare a delle competenze che si trovano ad un gradino superiore quando in realtà avremmo dovuto accompagnarlo alla scoperta dei gradini precedenti. 

Abbiamo aperto un’altra parentesi, ma necessaria. Ora la chiudiamo e ritorniamo al nostro esercizio: se avessi a disposizione una poesia, che attività musicale ci faresti per un gruppo di bimbi da 0 a 3 anni? E che cosa inventeresti per i bambini della scuola dell’infanzia? Proveresti a proporre qualcosa alla fascia 6-10 anni? E alla scuola secondaria? Abbiamo preparato questo SCHEMA per te, contiene la poesia di cui ti parlavamo, che ne dici di provare a ipotizzare delle attività per le diverse fasce d’età? Un suggerimento: quando devi pensare all’attività, pensa alle competenze di cui un allievo dispone in quella fascia d’età. Se i bambini hanno meno di un anno sarà difficile proporre una danza da eseguire da soli, non camminano neanche! Se devi ragionare sui ragazzi della secondaria, probabilmente proporre il nostro buon vecchio girotondo non sarà una scelta così azzeccata, più che altro perchè i ragazzi della secondaria possono lavorare su attività decisamente più complesse perché hanno competenze diverse rispetto ad un neonato. Parliamo proprio di competenze cognitive e psicomotorie, non solo di quelle musicali. Fai l’esercizio anche se non sei abituato a lavorare con tutte queste fasce d’età, potremo scambiarci riflessioni al nostro prossimo incontro in diretta.

 

Ma la lezione non è ancora finita, eh! Hi hi! Pensavi tu… Eppure adesso abbiamo un ultimo lavoro da fare, assolutamente interessante e arricchente. Se già ci segui da un po’ oppure hai frequentato Lumos-Rimedi musicali, il nostro corso gratuito per insegnanti, sai già che a noi piace lavorare in squadra. Non solo perché lavoriamo in coppia e quindi ci consideriamo già una squadra, ma soprattutto perché ci piace l’idea di avere punti di vista differenti, anche non necessariamente tutti musicali. Ne è un esempio il team di esperti che ti accompagna in questo percorso. Ci sono tre esperti musicali oltre a noi due, ma c’è anche una psicologa e psicoterapeuta (in altri progetti collaboriamo anche con pedagogisti, psicomotricisti…). L’unione fa sempre la forza e a volte quel pezzetto di idea che ci manca arriva proprio dalla collaborazione e dallo scambio di idee.

 

Tornando alla musica, noi quando dobbiamo pensare alle attività lo facciamo insieme, ci ispiriamo insieme, facciamo dei brainstorming insieme e mentre una scrive le sue idee l’altra legge ciò che emerge e a fianco si appunta delle ulteriori idee. Vorremmo proporti un piccolo gioco di squadra: qui trovi un documento condiviso da tutti i partecipanti, uno spazio in cui avere ispirazione, trarre ispirazione, dare ispirazione, insomma una cosa potente da fare assieme. Trovi all’interno del documento un’immagine, una poesia e un brano musicale, potrai scrivere tutte le idee che ti vengono in mente guardando e ascoltando l’input che ti abbiamo dato. Ad esempio, se guardando l’immagine ti viene in mente un’attività, scrivila a fianco nella colonna con il tuo nome, basterà scrivere in maniera generica se non hai ancora idea dei dettagli oppure andare più a fondo puntualizzando passaggio dopo passaggio se hai già le idee molto chiare. Ognuno dei partecipanti potrà scrivere quante più idee gli frullano nella testa rispetto ai tre punti di partenza che abbiamo pensato per voi. Potrai andare a sbirciare le idee degli altri in modo da avere altri punti di vista, probabilmente molto diversi dal tuo. 

Questo è un primo passo per iniziare a parlare di progettazione, cosa che faremo accuratamente nella lezione 6. Buon lavoro.

UNA MUSICA, PIÙ LINGUAGGI

Parliamo ora di linguaggi espressivi. Ciò che contraddistingue le due metodologie alle quali facciamo riferimento è l’integrazione di diversi linguaggi, l’utilizzo di una varietà di canali espressivo-comunicativi. Se nella Music Learning Theory i due canali che si intrecciano costantemente sono la voce e il movimento che conducono in seguito alla pratica dello strumento, nell’Orff-Schulwerk parliamo di integrazione, fusione, sovrapposizione, comunicazione tra musica, movimento e parola. In questa visione la musica, nella fase di apprendimento, non è separabile dalle altre attività espressive, ma va unita ad esse, trovando un punto di incontro nell’atto creativo, nell’improvvisazione, nell’esperienza a 360° attraverso l’uso del corpo, della voce e degli strumenti. Se partiamo da questa concezione, sarai d’accordo con noi nel dire che questo modo di intendere la musica già per sua natura risulta interdisciplinare, attraverso la capacità di creare esperienze che si completano l’una con l’altra, portando alla possibilità di vivere il “fare musica” anche a seconda delle proprie inclinazioni ed abilità. Non solo, integrare diversi linguaggi espressivi permette a noi insegnanti di creare delle attività per tutti i nostri allievi. Se ti ricordi, nella scorsa lezione abbiamo già parlato di inclinazioni e del linguaggio espressivo dominante. Lo ripercorriamo assieme in questo audio.

Nella scorsa lezione ci siamo chiesti qual è il linguaggio in cui ci sentiamo più a nostro agio  (ad esempio se riflettiamo su di noi, per Alessia è sicuramente la voce, per Cristina è senza ombra di dubbio il movimento) e qual è il linguaggio predominante in ciascun allievo. Se un nostro studente è molto impacciato nel canto probabilmente la voce non sarà il suo canale preferenziale, se un allievo studia danza di certo si troverà a suo agio con il movimento, e via così. Questo non significa che un allievo debba fare solo ciò che sente più vicino a lui, questo è impensabile, è chiaro che tutti sperimeteranno tutto. Ti diremo di più, lo stesso vale anche per noi insegnanti. Se Cristina si occupasse solo del movimento non coltiverebbe il canto e lo strumentario. Se Alessia si dedicasse solo alla voce non avrebbe modo di approfondire il movimento. Ed è per questo che un grosso lavoro dobbiamo farlo prima di tutto su di noi, perchè siamo noi il modello per i nostri studenti. Noi continuiamo tutt’ora a lavorarci e non smetteremo mai, il lavoro è grande, ci vuole costanza. Abbiamo imparato ad essere costanti e se ci conosci già, forse avrai notato i nostri canali preferenziali, ma sarai anche d’accordo nel dire che siamo adeguatamente preparate in tutto. All’inizio del nostro viaggio come insegnanti abbiamo deciso di darci delle priorità, una di queste è trovare del tempo per coltivare la nostra musicalità. Ci è capitato diverse volte di dirci che non avevamo più il tempo ma non abbiamo mai ceduto. Ogni anno ci diamo un obiettivo per migliorare un aspetto della nostra musicalità (uno solo!) e lo portiamo avanti più che possiamo. 

Vogliamo condividere con te alcuni degli obiettivi che abbiamo portato avanti in tutto questo tempo in questa scheda.

Ovviamente ora ti chiederemo di fissarti degli obiettivi per lavorare sulla tua musicalità, ci stai?

Scarica questa scheda come promemoria da tenere sempre a portata di mano, scrivi i linguaggi sui quali vuoi lavorare maggiormente e per ognuno fissa un obiettivo che cercherai di raggiungere lavorando in questo anno. Non è un esercizio tanto per fare, è proprio l’inizio di un cambiamento, almeno per noi è stato così. Avere un obiettivo ti costringe a dedicarti con costanza al tuo sé musicale, ti dà una motivazione in più per raggiungere l’insegnante che vuoi davvero essere, non sono solo parole ma un vero e proprio piano d’azione. 

Torniamo ai nostri linguaggi musicali. Come si integrano assieme? Per noi è diventata una cosa naturale, non riusciamo a cantare senza muovere anche il corpo, non pensiamo ad un’attività strumentale solo con gli strumenti, ci inseriamo anche un canto o magari una danza.  Questo intreccio non è obbligatorio, potremmo benissimo intonare una canzone stando seduti immobili, o suonare uno strumento senza null’altro. Il punto è che per noi manca qualcosa. Non sarebbe più efficace creare, ad esempio, un percorso che dalla parola, dalla voce, arriva al corpo e poi conduce allo strumento in maniera del tutto naturale? Così pensiamo noi lo strumento, come ad un prolungamento del nostro corpo. Molti insegnanti partono dallo strumento per arrivare allo strumento. La nostra idea invece è quella di iniziare da un punto di partenza diverso per arrivare, alla fine, alla pratica strumentale. Ciò non significa fare dei passi indietro, proporre cose “da bambini”, ma creare un percorso consapevole che conduce l’allievo all’obiettivo giusto. È questo un’altro dei punti chiave che vogliamo mostrarti in questo corso.

PROPORRE IL FACILE O IL DIFFICILE?

La questione sta tutta qui. Ecco cosa pensiamo. Con il nostro lavoro riusciamo a creare delle cose veramente complesse musicalmente: performance, spettacoli o anche semplicemente dei canti e degli arrangiamenti. Forse perchè i ragazzi “erano già bravi”? Quante volte “ah ma quello è bravo perché è figlio di quel musicista…” oppure “lui è bravo perchè studia in conservatorio”. Ecco. NO. 

Se ti facessimo vedere i video delle nostre attività musicali con i bambini della scuola primaria, durante un campo estivo musicale di una settimana immersi nella musica… Non potresti trovare scuse, non potresti dire che “quel bambino è figlio di…”, “quella bambina è dotata…”. Non ce n’è uno che non sia in grado di partecipare ad un’attività musicale elaborata e il bello è che quella attività elaborata è stata creata dai bambini!

Noi diciamo sempre che quando decidi di fare musica in maniera attiva e pratica (perchè è di una scelta che si tratta, non di un obbligo), devi permettere ai tuoi allievi di entrarci dentro a questo modo di fare musica. Ma ti assicuriamo che una volta che sono immersi in tutto ciò, questa modalità di sperimentare la musica diventa un percorso eccezionale di esplorazione per i nostri allievi, che vengono guidati da noi attraverso la musica, passo dopo passo, alla scoperta della loro musicalità.  

Tornando alla nostra domanda, proporre il facile o il difficile? Ti rispondiamo così: se proponi con gradualità, rendendo ogni tassello del tuo percorso facile e senza difficoltà per i tuoi allievi, potrai creare delle cose complessissime come risultato finale. Noi vediamo la complessità come una costruzione di lego: per costruire un castello di lego alto un metro ci vogliono 30.000 pezzetti di lego. L’idea finale è molto complessa, ma non è fatta altro che di 30.000 cose semplici che si incastrano l’un l’altra e compongono una nuova forma. Non potrebbe essere così anche per l’apprendimento musicale? Ogni percorso va costruito con dei passaggi graduali che permettono al bambino/ragazzo di proseguire con facilità. 

Attento, abbiamo detto di proporre dei passaggi graduali per dare la possibilità di apprendere passo dopo passo, uno step alla volta; non abbiamo detto invece che all’allievo vanno insegnate solo cose semplici. È molto diverso. Non è il contenuto proposto semplice, è la modalità di insegnamento ad essere semplice. 

Insegnare cose facili significherebbe proporre sempre un livello basso di apprendimento, quando invece ogni persona ha la possibilità di evolvere e proseguire il suo cammino musicale arrivando a diventare, se lo vuole, un musicista o comunque un professionista nel campo della musica. Sono i passaggi intermedi che vanno resi semplici, ma l’obiettivo finale non può che dipendere dal contesto, dall’età e dagli obiettivi che vogliamo raggiungere. 

Ti torna?

PICCOLE  RIFLESSIONI SU UN GRANDE TEMA: LA DIDATTICA A DISTANZA

Anche per noi da marzo 2020 ad oggi siamo entrate, come tutti voi, nel mondo della didattica a distanza. Questo periodo è stato occasione di sperimentazione e approfondimento delle dinamiche che nascono nella didattica a distanza ed essendo consapevoli che questa tematica riguarda molti di noi, vogliamo raccontarti il nostro punto di vista.

 

Innanzitutto dobbiamo riflettere su una cosa che è solo un nostro pensiero, ma che ci teniamo a portarti: il mondo, la vita e la scuola non saranno più gli stessi dopo tutto quello che è successo nel 2020. 

Nulla di nuovo in questa considerazione, chiaro. Spesso però sentiamo tanti colleghi che parlano della didattica a distanza come di un capitolo che si chiuderà e non si riaprirà mai più, una volta finita la pandemia.

Ecco… Noi ci discostiamo un po’ da questo punto di vista e pensiamo che la didattica a distanza diventerà piuttosto (e forse lo è già diventata) una didattica digitale integrata. Un modo di fare lezione che andrà ad integrarsi e, alle volte, potenziare, alcuni aspetti della didattica in presenza. Nessuno mette in dubbio le difficoltà tecniche (mancanza di strumenti ed infrastrutture) e quelle relazionali, ma del buono c’è anche in questa modalità.

 

Ti lasciamo qualche spunto di riflessione proprio nella lezione di oggi, perché in fondo parliamo di metodologia anche in questo caso.

 

Mamme e papà: risorse imprescindibili

Nella nostra esperienza fino ad oggi, ci siamo rese conto di quanto importanti siano i genitori per realizzare una didattica a distanza davvero efficace. La loro presenza è tanto importante quanto più i bambini sono piccoli. Non si tratta solo di difficoltà tecniche (collegare il pc, accedere ai contenuti attraverso i vari dispositivi…). Ci siamo rese conto che, attraverso le esperienze di didattica a distanza svolte fino ad ora, i genitori hanno compreso meglio il valore della lezione di musica, della routine, degli spazi utilizzati, dei rituali di accoglienza e saluto. Le mamme e i papà che guardano video, foto e ascoltano musiche su nostra indicazione sono lì in prima persona a condividere qualcosa di importante con i loro figli. Stiamo offrendo loro uno spunto per passare del tempo di qualità con i bambini, per esserci davvero.

Nella vita di tutti i giorni, prima di questa emergenza, la musica era forse una tra le altre mille cose da fare nella settimana e a volte poteva capitare che a lezione una mamma o un papà fossero distratti da mille pensieri, stanchi per una difficile giornata in ufficio. Oggi siamo in un altro tempo, un tempo più lento, dove la relazione è la chiave per sopravvivere a quanto sta accadendo nel mondo e secondo noi la musica, in questo, è un valido aiuto. 

Resterete sbalorditi da come tutto questo verrà accolto dai genitori! Quindi, ci servono tre concetti per iniziare:

FIDUCIA NELL’INTELLIGENZA DEI GENITORI (le mamme e papà non sono musicisti, ma sono "la musica" a casa e possono comprendere tutto quello che facciamo al meglio se ci impegnamo a spiegargli come fare!)

AUTENTICITÀ  NELLA RELAZIONE (in video come a scuola! Certo, non è la stessa cosa, ma al momento è il modo migliore per restare in contatto)

CREDERE IN QUELLO CHE STIAMO FACENDO (non immaginate quanto è stato difficile per noi ripensare alla nostra didattica, basata sulla relazione e il contatto: non scoraggiatevi! Se ci credete e siete autentici, funzionerà!)

 

Da dove cominciare?

Questo periodo ha stravolto totalmente il nostro modo di insegnare, di comunicare e relazionarci con i nostri bimbi e ragazzi. Ora ci chiediamo, come fare musica? Come poter far vivere esperienze musicali senza la pratica? Che ne sarà di tutto il percorso fatto fino ad ora a scuola?

Così andiamo in cerca di nuove idee, di stimoli diversi dal nostro solito modo di insegnare, per ricercare nuovi appigli e stimoli in grado di risvegliare nei nostri allievi lo spirito del far musica insieme. 

Ma se in realtà avessimo semplicemente bisogno di guardare agli elementi di cui già disponiamo con occhi nuovi? Proviamo a fare un brainstorming di un materiale che già abbiamo utilizzato, sia esso una canzone, un testo, un ritmo, una melodia, una poesia, una parola, un personaggio… Emergeranno una moltitudine di parole, concetti, esperienze; concentriamoci sugli elementi che più richiamano l’aspetto sonoro-musicale. Aiutiamoci con carta e penna per creare una piccola mappa concettuale: lo spunto di partenza al centro, le altre idee emerse dal brainstorming posizionate a raggiera attorno. Percorriamo la mappa annotando ciò che ci viene in mente. 

Ora pensiamo per un attimo agli strumenti a disposizione per la didattica a distanza: uno schermo che ci permette di vedere e farci vedere, l’utilizzo del corpo, la voce, gli strumenti, altro occorrente. 

Potremmo scoprire che quella canzone realizzata in classe a ottobre ora può servirci per creare una piccola body percussion con il petto e le mani, o che quella poesia in rima studiata da poco nasconde dentro di sé un ritmo facilmente riproducibile con degli strumenti reperiti in casa, o ancora che da un semplice disegno è possibile “sonorizzare” una storia con la partecipazione di tutti.

Inoltre, recuperando un materiale già familiare, permettiamo ai bambini di ripercorrere i momenti passati a scuola con la musica e a noi di riprendere in mano il percorso musicale svolto, scoprendo nuove possibili interpretazioni.

 

Ascoltare e… Elaborare!

Ci sono una quantità indefinita di testi e di musiche per l’infanzia, ma esiste un mondo musicale ancora più vasto nel web, non solo per i giovani e giovanissimi, ma anche, e soprattutto, per gli adolescenti e i ragazzi più grandi e ovviamente per gli adulti!

La facilità con la quale un ragazzo o un bambino può reperire informazioni in rete è una grande risorsa, perciò perché non sfruttarla per suggerire ad esempio degli ascolti e poi costruirci un’attività?

Per i più giovani la Disney ha dato il meglio di sé! Ti proponiamo l’ascolto di un brano che sicuramente hai sentito almeno una volta nella tua vita, non ti sveliamo il titolo così per scoprirlo dovrai per forza ascoltarlo cliccando qui.

 

Questo esempio musicale potrebbe prestarsi ad un’attività interessante che richiede l’utilizzo di pochi materiali:  chiederemo ai bambini di ascoltare il brano alcune volte accompagnati dal video (le immagini sono bellissime e già suggeriscono la forma del brano) e in seguito senza il supporto visivo. Suggeriremo, ad esempio, di contare quante volte si ripete la musica che corrisponde al momento in cui saltano i fenicotteri oppure di riconoscere la parte della musica in cui il fenicottero gioca da solo, con l’idea di creare una specie di quiz musicale collegato alla storia. Oppure potremmo chiedere di raccontare la storia attraverso un disegno per poi seguire il brano musicale grazie alla loro personale “partitura” disegnata. 

 

Piccoli spunti per le lezioni individuali di strumento

Molti di noi sono insegnanti di scuola dell’infanzia, primaria, educatori nei nidi, ma ci sono anche molti musicisti che tengono le loro lezioni di strumento online. Purtroppo ci saremo tutti scontrati con le numerose difficoltà di questa situazione: i tempi di latenza, la distorsione del suono, la difficoltà ad osservare ed eventualmente aggiustare, la postura, la respirazione, l’impossibilità a suonare insieme… Insomma sembrerebbe che fare lezione di strumento online non abbia alcun senso! Non è così…

Non possiamo suonare insieme, ma possiamo suonare a turno, lavorare sull’imitazione, sul completamento di una frase musicale, sull’improvvisazione attraverso frasi di stessa durata e sull’impianto armonico, sull’invenzione di pattern melodici. Possiamo lavorare sulla respirazione attraverso immagini, ragionare sul “colore” del suono cercando esempi che magari a lezione non ci verrebbero mai in mente! Da una settimana all’altra possiamo proporre un repertorio di brani da ascoltare su Youtube oppure di grandi virtuosi dello strumento che ci faranno innamorare ancora di più di quello che stiamo facendo! 

Questi sono solo alcuni spunti, un punto di partenza, ma la chiave è fare tutto con occhi nuovi, pensiero critico e tanta tanta voglia (e forza!) di reinventarsi!

 

Ancora qualche spunto da provare a mettere in pratica…

  • se lavori con bambini molto piccoli prepara un manuale d’istruzione per i genitori per gestire tutti gli aspetti tecnici (non tralasciare nemmeno un dettaglio).

  • spiega ai genitori il senso delle cose che proponi e aiutali a curare il setting a casa.

  • scegli se fare DAD in diretta o con audio e video preregistrati

  • informati e sperimenta le varie piattaforme (ce ne sono tantissime). Noi tra le tante cose abbiamo usato Google Jamboard per le nostre lezioni di solfeggio attivo con i bambini e ragazzi 6+. A questo link puoi scoprire di cosa si tratta e quali sono i suoi strumenti.

IL SILENZIO… UNA RISORSA

Lo sai che ci sono degli insegnanti che metterebbero subito la firma per proseguire online tutte le lezioni? Proprio così, c’è chi pagherebbe oro per continuare lezioni da casa e c’è a chi non sembra vero di riuscire a mantenere il silenzio “in classe”, perché i microfoni della piattaforma che si sta usando restano spenti.

 

Il silenzio, che oasi magica… E pure musicale. Spesso si dimentica che il silenzio è musica, che possiamo sfruttarlo consapevolmente senza richiederlo a tutti i costi e spesso con insuccesso. Le nostre migliori strategie lo contemplano questo silenzio, lo incorporano nella lezione senza che i bambini e i ragazzi se ne accorgano!

 

Il silenzio è uno strumento importantissimo all’interno di un percorso che mira all’interiorizzazione e all’assimilazione degli stimoli raccolti. Nelle nostre lezioni 0-6 anni, ad esempio, dopo il canto di un brano e tra le diverse ripetizioni dello stesso, lasciamo uno spazio di silenzio che permette ai bambini di ripercorrere dentro la loro mente quello che hanno appena ascoltato, li aiuta a sviluppare il proprio pensiero musicale, per dirlo secondo la Music Learning Theory, l’Audiation. Nelle attività con i più grandi creaimo dei piccoli percorsi all’interno dell’attività stessa, che ci permettono di utilizzare il silenzio al meglio. Un silenzio che in realtà non è mai fine a se stesso, tutt’altro: è carico di musica. Ti facciamo un esempio. 

Quando insegnamo una melodia alla classe lo facciamo spesso per imitazione; ci muoviamo nella stanza e proponiamo l’ascolto del brano, poi chiediamo di imitarlo. Per raggiungere il nostro obiettivo fino in fondo, per dare la possibilità ad ogni allievo di imparare coi suoi tempi la melodia in questione, non ci limitiamo a cantarla tre volte e di certo non lo diamo come compito per casa. Ogni nuovo materiale passa prima per una lunga sperimentazione pratica e attiva dove noi per primi siamo un modello da osservare e studiare. 

Se è la nostra melodia che vogliamo insegnare, la cantiamo in mille modi diversi: la proponiamo interamente così com’è, la spezzettiamo in piccole parti per dedicarci ai dettagli e ai quei frammenti che risultano particolarmente complessi e poi la cantiamo in silenzio. Proprio così, la cantiamo in audiation, cioè dentro la nostra testa. Prova a sperimentare tu stesso tutto ciò ora, ti guidiamo passo per passo, se necessario usa il tuo quaderno per prendere appunti o segnarti le cose per te più importanti.

 

  • canta una melodia che ti risulta particolarmente semplice (il buon Fra Martino andrà benissimo).

  • dividila in piccoli pezzettini e prova a riflettere su eventuali punti difficili da apprendere, ragiona sulla struttura del brano che stai sperimentando, su eventuali parti uguali e altre completamente diverse. 

  • prova a ricantare il brano con queste nuove consapevolezze.

  • ora immagina che il tuo brano non sia assolutamente conosciuto, i tuoi allievi dovrebbero impararlo gradualmente e in maniera efficace per non dimenticarselo dopo dieci minuti. Una delle nostre migliori strategie è proprio quella di coinvolgere il silenzio che, come dicevamo, non è mai un silenzio privo di musica ma profondamente intenso. Prova a ricantare il tuo brano lasciando dei buchi all’interno della canzone, cioè continuando a cantarla nella tua mente ma togliendo alcune parti del brano lasciandole risuonare soltanto nella tua testa, così come in questo audio.

  • ora riprova e cambia posizione ai silenzi. Potrai cantare ciò che prima tenevi nella mente e viceversa, ma non prestare troppa attenzione ai passaggi da “silenziare”, stiamo ora facendo un esercizio per te e quindi ci interessa solo capirne il meccanismo.

  • canta l’intera canzone nella tua mente.

  • ricanta il brano un’ultima volta a piena voce

 

Hai compreso i passaggi? Probabilmente ti sembrerà piuttosto facile dato che la canzone che hai scelto la conosci molto bene. Ma ora proviamo ad impararne una nuova seguendo lo schema che ti abbiamo appena presentato. Ascolta questo canto.

 

  • riascoltalo più volte e prova a visualizzarlo nella tua mente: ha parti uguali? Ha parti che sono diverse? Ci sono delle ripetizioni? C’è un punto particolare che ricordi per la sua peculiarità?

  • riascoltalo e prova a cantarlo, ci saranno dei punti che ti ricordi, altri meno.

  • riascoltalo di nuovo.

  • ascolta ora il canto con i “buchi” di silenzio che abbiamo inserito e prova a capire se anche le parti in silenzio risuonano nella tua mente. Ripeti questo esercizio fino a che non ascolti tutto il canto dentro la tua mente. Poi riascoltalo una volta interamente cantandolo assieme a noi QUI.

  • a questo punto prova a cantartelo nella tua mente per intero. C’è tutto?

 

Qui trovi la partitura del brano che ti abbiamo proposto. 

 

Bene! Ora hai imparato un nuovo canto. Se hai voglia di tenerlo in memoria ripercorri il percorso fatto anche nei prossimi giorni. 

 

Questo è un percorso molto efficace, da sperimentare con i tuoi allievi. Chiaramente per proporre un’attività in questo modo l’insegnante deve essere ultra preparato sul canto che propone, avendo a sua volta lavorato su di sé proprio come hai fatto poco fa, ok?

Un piccolo consiglio: trova il tempo per esercitarti costantemente su questo aspetto, puoi farlo anche con un cd che non conosci. Ascolta il brano più volte, ritorna al nostro percorso e alla fine prova a cantarlo assieme al cd, potrai anche giocare diminuendo bruscamente il volume della canzone per esercitarti a cantarlo assieme, ma in autonomia; controllerai di aver concluso con il tuo cd alzando nuovamente il volume alla fine!

 

Sperimenta il tutto prima del nostro prossimo incontro assieme, così potrai dirci com’è andata!

 

Utilizzare in questo modo il silenzio è una delle nostre strategie musicali, ma non è solo di musica che stiamo parlando. Quando realizziamo questo tipo di attività il silenzio in classe è totale, perché siamo impegnati a realizzare la musica con l’aiuto della nostra mente e come strategia è assolutamente vincente!

Ma di strategie per gestire la classe e per trovare una comunicazione migliore con i nostri allievi ne potrai parlare apertamente con Alessia Zoppè, la nostra psicologa e psicoterapeuta, nel prossimo sportello assieme a lei.

CONSIGLI ILLUMINANTI 

Oggi vogliamo consigliarti due testi della collana OSI (Orff-Schulwerk italiano) con un sacco di attività. Enrico Strobino è l’autore di "Battimani", un testo che esplora una serie di attività integrate indirizzate in particolare alla scuola primaria e secondaria, lo puoi trovare QUI

Marcella Sanna è invece l’autrice di "A tempo con i passi", dedicato alle danze, lo trovi QUI

 

E poi… Dai un occhio alla collana Putumayo, fa dei cd spaziali!  

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